Compri vino bio pensando sia più sano, ma l’industria ti sta nascondendo la verità sull’alcol

Negli ultimi anni, gli scaffali delle enoteche e dei supermercati si sono popolati di bottiglie che ostentano etichette verdi, diciture rassicuranti e promesse di naturalità. Il vino biologico, naturale, senza solfiti aggiunti o biodinamico sembra essere diventato la risposta alle preoccupazioni salutistiche dei consumatori. Ma fermiamoci un attimo: siamo davvero sicuri che queste indicazioni ci stiano raccontando tutta la verità?

L’illusione della bottiglia salutare

Il fenomeno del marketing salutistico applicato al vino merita un’analisi approfondita, perché rischia di creare aspettative completamente distorte nella mente di chi acquista. Quando un’etichetta enfatizza la coltivazione biologica delle uve o l’assenza di determinati additivi, il messaggio implicito che arriva al consumatore è chiaro: questo prodotto è più sano, meno dannoso, quasi benefico. La realtà scientifica, però, racconta una storia completamente diversa.

Il vino rimane una bevanda alcolica, indipendentemente dal metodo di coltivazione delle uve o dalle tecniche di vinificazione impiegate. L’alcol etilico contenuto in ogni bicchiere ha lo stesso impatto sul nostro organismo, che si tratti di un vino convenzionale o di uno certificato come biologico. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente ribadito che nessun livello di consumo di alcol può essere considerato completamente sicuro per la salute, una posizione che dovrebbe far riflettere chi cerca nel vino biologico una scelta più salutare.

Il gioco delle parole sui solfiti

Particolarmente problematica è la dicitura “senza solfiti aggiunti”, che meriterebbe un’attenzione speciale da parte di chi acquista. Questa indicazione sfrutta la diffusa preoccupazione nei confronti degli additivi alimentari, ma omette sistematicamente informazioni cruciali.

Innanzitutto, i solfiti si formano naturalmente durante la fermentazione: nessun vino ne è completamente privo. La dicitura corretta dovrebbe precisare “senza solfiti aggiunti oltre a quelli naturalmente presenti”, ma raramente questo chiarimento compare in modo evidente. In secondo luogo, per la stragrande maggioranza dei consumatori, le quantità di solfiti presenti nel vino non rappresentano alcun problema sanitario, a meno di allergie specifiche documentate. Si tratta quindi di una preoccupazione spesso infondata che viene abilmente sfruttata per differenziare il prodotto sul mercato.

Il problema dell’enfasi selettiva

Quando un’etichetta enfatizza l’assenza di solfiti aggiunti o il metodo di coltivazione biologico, sta operando una distrazione strategica. Il focus viene spostato su elementi marginali rispetto all’impatto principale che quella bevanda avrà sulla salute di chi la consuma. Le informazioni davvero rilevanti – il contenuto alcolico e le calorie – vengono relegate in secondo piano, spesso riportate in caratteri microscopici e in posizioni poco visibili.

Le calorie invisibili e l’alcol dimenticato

Un bicchiere di vino da 150 ml contiene mediamente tra le 100 e le 130 calorie, derivanti principalmente dall’alcol e dagli zuccheri residui. Queste calorie sono “vuote”: non apportano nutrienti utili all’organismo ma solo energia priva di valore nutritivo. Eppure, quante etichette che si fregiano di claim naturalistici e salutistici rendono questa informazione immediatamente comprensibile?

Il consumatore che sceglie un vino presentato come naturale o biologico spesso lo fa perché sta cercando di adottare uno stile di vita più sano. Paradossalmente, proprio queste persone attente alla salute rischiano di essere le più ingannate, perché l’alone salutistico creato attorno al prodotto può indurle a consumarne quantità maggiori o con maggiore frequenza, vanificando completamente le loro intenzioni di cura personale.

Cosa dice la normativa

La legislazione europea in materia di etichettatura degli alcolici sta evolvendo, ma presenta ancora lacune significative. Dal dicembre 2023 è entrato in vigore l’obbligo di riportare l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale per le bevande alcoliche, ma questa può essere fornita anche solo tramite modalità elettroniche, come QR code. Una scelta che solleva interrogativi sull’effettiva accessibilità dell’informazione, considerando che non tutti i consumatori hanno la possibilità o la voglia di scansionare un codice durante l’acquisto.

I claim salutistici sulle bevande alcoliche sono vietati dal Regolamento UE 1924/2006, che impedisce di attribuire proprietà preventive, curative o benefiche a prodotti contenenti più dell’1,2% di alcol. Tuttavia, la pratica commerciale ha trovato zone grigie legislative: termini come “naturale”, “pulito” o “autentico” non costituiscono tecnicamente claim sanitari diretti, pur creando associazioni mentali inequivocabili nel consumatore.

Come difendersi dalle strategie di marketing

La prima difesa del consumatore consapevole è sviluppare un sano scetticismo verso le etichette che fanno leva sulle emozioni e sulle preoccupazioni salutistiche. Quando un prodotto viene presentato enfatizzando ciò che non contiene piuttosto che ciò che è, dovrebbe scattare un campanello d’allarme.

  • Verificare sempre la gradazione alcolica effettiva, non fermarsi alle suggestioni dell’etichetta
  • Ricordare che “biologico” si riferisce esclusivamente al metodo di coltivazione delle uve, non agli effetti sulla salute di chi beve
  • Diffidare di qualsiasi messaggio che suggerisca benefici per il benessere legati al consumo di alcol
  • Cercare attivamente le informazioni nutrizionali, anche quando richiedono uno sforzo aggiuntivo come scansionare un QR code
  • Considerare che un prezzo più elevato o un packaging sofisticato non modificano la natura del prodotto

La responsabilità dell’industria

Sarebbe ingenuo pensare che l’industria vinicola non sia consapevole delle implicazioni dei messaggi che veicola. Le strategie di marketing che enfatizzano la naturalità e l’assenza di determinati componenti sono studiate appositamente per intercettare un segmento di mercato in crescita: quello dei consumatori attenti alla salute e alla sostenibilità.

Il problema non risiede nella promozione di metodi di coltivazione sostenibili o di tecniche di vinificazione rispettose della materia prima – pratiche certamente meritevoli dal punto di vista ambientale ed enologico. La questione critica emerge quando questi aspetti vengono comunicati in modo da creare false aspettative sugli effetti sanitari del consumo.

Verso una maggiore trasparenza

I consumatori hanno diritto a informazioni chiare, complete e non fuorvianti. Un’etichetta davvero trasparente dovrebbe presentare con pari evidenza tutti gli elementi rilevanti: il metodo di produzione, certamente, ma anche e soprattutto il contenuto alcolico, le calorie, e un chiaro promemoria che si tratta comunque di una bevanda alcolica.

Alcuni produttori più responsabili stanno iniziando a muoversi in questa direzione, fornendo etichette nutrizionali complete e evitando linguaggi ambigui. Premiare queste scelte con i nostri acquisti rappresenta il modo più efficace per spingere l’intero settore verso standard più elevati di comunicazione. La tutela della propria salute parte dalla capacità di decodificare i messaggi commerciali e distinguere tra informazioni oggettive e suggestioni di marketing. Nel caso del vino, come di qualsiasi altra bevanda alcolica, nessun claim di naturalità o purezza può modificare la realtà fondamentale: si tratta di un prodotto da consumare con consapevolezza e moderazione, indipendentemente da quanto verde sia l’etichetta o da quante certificazioni biologiche possa vantare.

Quando scegli vino biologico cosa ti aspetti davvero?
Che sia più salutare
Meno alcol e calorie
Solo uve coltivate meglio
Nessun effetto sulla salute
Non compro vino biologico

Lascia un commento