In sintesi
- 🎬 Prima di noi
- 📺 Rai 1, ore 21:30
- 📖 Saga familiare intensa che attraversa sessant’anni di storia italiana, con particolare attenzione agli anni ’30 e ’40, raccontando le vicende della famiglia Sartori tra scelte dolorose, colpa e trasformazioni sociali, con una regia autoriale e un cast di grande livello.
Prima di noi, Rai 1, Daniele Luchetti, Valia Santella e la potenza narrativa di una saga familiare che attraversa sessant’anni di storia italiana: stasera la tv generalista gioca il suo asso più forte. Gli episodi 3 e 4 di “Prima di noi”, tratti dal romanzo-mondo di Giorgio Fontana, sono il cuore pulsante dell’opera, quelli che davvero scolpiscono l’identità della famiglia Sartori e alzano l’asticella di una fiction che strizza l’occhio al grande racconto epico europeo.
Perché “Prima di noi” su Rai 1 è la scelta più potente per la serata
Siamo nel 1930 e poi nel 1938, dentro un’Italia che cambia pelle mentre i figli dei Sartori crescono e il fascismo stringe la sua morsa. Il bello di questa serie è che non cerca mai lo spettacolo facile: racconta la Storia attraverso le vite dei “comuni”, con una cura quasi maniacale per i dettagli emotivi. La regia di Daniele Luchetti e Valia Santella spinge su un realismo pieno, vivo, che sa però aprirsi a momenti quasi visionari, come l’ombra del Cjalcjut, creatura del folclore friulano che diventa metafora della colpa di Maurizio.
Ed è proprio Maurizio – interpretato da un Andrea Arcangeli intensissimo – il fulcro degli episodi in onda stasera. La sua diserzione, il ricatto dei fascisti Becchiarutti, la delazione dell’amico Leone: tutto si stringe attorno a una scelta fatta per proteggere i figli, ma che macchierà ogni passo successivo. A livello nerd, per chi ama la grande serialità d’autore, è affascinante notare come la serie costruisca la colpa come dispositivo narrativo a lungo raggio: un peccato originale che non appartiene solo a Maurizio, ma che ricadrà su intere generazioni. Un tocco quasi alla “Six Feet Under”, traslato però nella Storia italiana.
Episodi 3 e 4 di Prima di noi: il punto di svolta della saga
L’Episodio 3 è quello del tradimento. I figli scoprono il mondo, Nadia fatica a tenere insieme tutto, ma il vero detonatore è il ricatto fascista. Quando Maurizio, messo alle strette, consegna i nomi dei compagni, la serie mostra uno dei momenti più cupi del nostro Novecento: non la violenza esplicita delle camicie nere, ma quella subdola che ti obbliga a scegliere tra la propria coscienza e la propria famiglia.
Nell’Episodio 4 cambiano le atmosfere, cambiano le età e cambia la luce: siamo nel 1938, negli anni in cui tutto sembra sul punto di crollare. Gabriele adulto (un sorprendente Maurizio Lastrico) fonda un cineclub: un dettaglio nerd, ma interessante, perché richiama la diffusione dei primi circoli culturali antifascisti, spesso nascosti dietro iniziative apparentemente innocue. Domenico e Renzo cercano la loro strada, mentre Nadia affronta la morte della madre e una medium preannuncia la guerra. È uno di quei momenti in cui la serie mostra il suo coraggio: inserire elementi folklore/pop in una fiction storica è rischioso, ma qui funziona perché si intreccia con la sensazione di fatalità e con l’ossessione di Maurizio.
E poi c’è quella scena finale, già destinata a restare tra le più emblematiche della fiction italiana contemporanea: Maurizio che esce nel gelo, deciso a sostenere il figlio, e si ferma ad aiutare una donna sconosciuta. È l’ultimo gesto di un uomo che ha passato una vita a cercare di fare la cosa giusta nel modo sbagliato. Un finale che richiama certi epiloghi tragici della letteratura tolstoiana, ma con un rigore tutto italiano.
Il cast: volti che diventano generazioni
Il cast è uno dei punti di forza della serie. Linda Caridi è una Nadia intensa, concreta, magnetica: il tipo di personaggio femminile che non ha bisogno di enfasi per imporre presenza. Arcangeli trova una chiave umanissima nel suo Maurizio, mentre Lastrico e Matteo Martari danno spessore ai Sartori adulti. E Fausto Maria Sciarappa, nei panni di Leone, porta un realismo asciutto che dà credibilità alla componente politica del racconto.
- La famiglia come motore narrativo: i Sartori rappresentano tre generazioni che rispecchiano l’Italia intera.
- La ricostruzione storica: Friuli, Pordenonese, Torino industriale… location che raccontano un Paese in trasformazione.
Per gli spettatori più appassionati di dietro le quinte, sono affascinanti anche le scelte di produzione: le riprese nelle valli friulane, la cura quasi filologica dei costumi, la gestione dei salti temporali. È una serie che ha ambizioni da grande romanzo audiovisivo, e si vede.
Stasera in tv non c’è soltanto una fiction: c’è un pezzo di storia raccontato con un occhio autoriale, con una regia che non ha paura di scavare nelle ombre e con interpretazioni che danno carne e sangue a una famiglia destinata a diventare iconica. Gli episodi 3 e 4 sono il giro di boa della saga: il punto esatto in cui la colpa, la Storia e la famiglia si intrecciano in modo indissolubile. Un appuntamento che merita la visione e che segna uno dei momenti più alti della serialità italiana dell’ultimo periodo.
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