Quando un nipote cresce e diventa un giovane adulto, la relazione con i nonni attraversa inevitabilmente una fase di trasformazione. Quel bambino che correva tra le braccia della nonna ogni volta che la vedeva, che trascorreva pomeriggi interi a ascoltare storie o a preparare biscotti insieme, sembra ora un estraneo. Le telefonate si diradano, le visite diventano sporadiche, e quando ci si vede, lo sguardo è spesso rivolto allo schermo del telefono. Per molte nonne, questo distacco rappresenta una fonte di profonda sofferenza emotiva, un vuoto difficile da colmare e ancora più difficile da comprendere.
Il distacco non è abbandono: comprendere la fase evolutiva
La prima verità da accogliere è che questo allontanamento raramente ha a che fare con la mancanza di affetto. Gli psicologi dello sviluppo definiscono questa fase come parte del processo di individuazione nell’adolescenza e nella giovane età adulta, attraverso cui i giovani consolidano la propria identità separata dalla famiglia d’origine. Tra i 18 e i 29 anni, i ragazzi sono biologicamente e psicologicamente programmati per esplorare, sperimentare e costruire la propria vita autonoma, con una naturale riduzione del tempo dedicato ai legami familiari estesi, compresi quelli con i nonni.
Il nipote non si sta allontanando dalla nonna, ma si sta avvicinando a se stesso. Questa distinzione è fondamentale per non personalizzare un comportamento che è, in realtà, fisiologico e sano. Comprendere questa dinamica aiuta a ridimensionare la sofferenza e a guardare la situazione con occhi diversi, meno carichi di dolore personale.
Quando la preoccupazione diventa pressione invisibile
L’errore più comune che i nonni commettono in questa fase è trasformare la preoccupazione in richieste implicite di attenzione. Messaggi frequenti che rimangono senza risposta, domande cariche di aspettativa, o peggio ancora, commenti che trasmettono senso di colpa finiscono paradossalmente per allontanare ancora di più il giovane adulto. Frasi come “Mi sento così sola senza di te” possono sembrare innocue espressioni d’affetto, ma vengono percepite come un peso emotivo difficile da gestire.
La ricerca nel campo della psicologia relazionale dimostra che le relazioni intergenerazionali più soddisfacenti sono quelle caratterizzate da bassa pressione e alta disponibilità. In altre parole: essere presenti senza essere invadenti, disponibili senza essere esigenti. Questo equilibrio delicato favorisce un dialogo che integra le generazioni senza minacciare i ruoli familiari primari e permette ai giovani adulti di avvicinarsi spontaneamente, senza sentirsi in colpa.
Ridefinire il proprio ruolo: da figura centrale a porto sicuro
Per superare la sofferenza del distacco, le nonne devono attraversare un processo di ridefinizione del proprio ruolo. Se durante l’infanzia e l’adolescenza del nipote la nonna era una figura centrale, quasi quotidiana, nella vita adulta il ruolo cambia ma non perde valore. Diventa quello di porto sicuro: un luogo emotivo a cui tornare nei momenti di bisogno, una presenza costante ma non ingombrante, una risorsa disponibile ma non pressante.
Questa trasformazione richiede un lavoro emotivo significativo. Implica accettare che l’amore non si misura in ore trascorse insieme o in frequenza di contatti, ma nella qualità della connessione quando questa avviene. Un’unica conversazione profonda vale più di dieci visite forzate in cui entrambi si sentono a disagio.

Strategie concrete per mantenere il legame
Esistono modalità efficaci per mantenere viva la relazione senza risultare invadenti. La comunicazione asimmetrica e leggera è una di queste: un messaggio occasionale che condivide qualcosa di interessante, come un articolo, una foto o un ricordo, senza richiedere risposta immediata mantiene il filo senza creare obblighi. Questo tipo di contatto comunica “penso a te” senza aggiungere “e pretendo che tu pensi a me”.
Mostrare interesse genuino per il loro mondo fa la differenza. Chiedere del lavoro, degli studi, delle passioni del nipote con curiosità autentica e non giudicante crea spazi di dialogo più profondi delle solite domande di circostanza. I giovani adulti apprezzano quando qualcuno della generazione precedente cerca davvero di capire le loro sfide, senza banalizzarle o confrontarle continuamente con “i bei tempi andati”.
La disponibilità pratica comunica affetto in modi tangibili: offrire un pasto preparato durante gli esami, un piccolo sostegno economico se possibile, aiuto con questioni burocratiche. Questi gesti concreti vengono spesso apprezzati più di mille parole. E fondamentale è il rispetto dei tempi: accettare che la risposta a un messaggio possa arrivare dopo giorni senza interpretarlo come mancanza di rispetto o affetto.
L’importanza di una vita emotiva indipendente
Un aspetto spesso trascurato riguarda la vita emotiva della nonna stessa. Quando l’intera architettura affettiva di una persona si regge sui rapporti con i nipoti, qualsiasi cambiamento in quella relazione genera un terremoto interiore. Gli studi gerontologici sottolineano l’importanza per gli anziani di mantenere reti sociali diversificate e interessi personali che diano senso e pienezza alla vita quotidiana.
Coltivare amicizie, dedicarsi a hobby, impegnarsi in attività di volontariato o comunitarie non significa sostituire l’affetto per i nipoti, ma creare un equilibrio emotivo che rende meno devastante il loro naturale allontanamento. Una nonna che ha una vita ricca e soddisfacente è anche una nonna più serena, meno bisognosa, e paradossalmente più attraente dal punto di vista relazionale per i nipoti stessi.
La pazienza che costruisce ponti futuri
La relazione tra nonni e nipoti adulti segue spesso un andamento a onda: fasi di distanza alternate a momenti di riavvicinamento. Ogni piccolo gesto di comprensione, ogni volta che la nonna resiste all’impulso di far pesare la propria solitudine, ogni messaggio leggero e affettuoso che non pretende risposta immediata è un seme piantato. Questi semi spesso germogliano anni dopo, quando il nipote, maturato e più consapevole, sceglie autonomamente di riavvicinarsi.
Quella figura che ha saputo amarlo anche a distanza, rispettando il suo bisogno di spazio, diventa un punto di riferimento prezioso. Il distacco di oggi può diventare la premessa per una relazione adulta più matura e consapevole domani. Ma questo richiede pazienza, fiducia e la capacità di amare senza trattenere, lasciando che il legame si evolva naturalmente nelle sue forme più autentiche e durature.
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